Paolo Guccini

Impossibile non é per sempre

il nuovo standard per i 56.000 bps

Fino a qualche settimana fa chi doveva acquistare un modem operante a 56.000 bps si trovava a dover scegliere se optare per lo standard denominato "X2" proposto da 3Com-Us Robotics, oppure quello definito dal consorzio Lucent/Rockwell avente nome "K56Flex". Essi erano fra loro incompatibili e, conseguentemente, la velocità di 56.000 era raggiungibile solo fra quei modem che supportavano lo stesso protocollo.
Finalmente la situazione è cambiata in quanto l’ente delle Nazioni Unite deputato alla definizione degli standard in ambito telegrafico e telefonico, l’ITU, International Communication Union, ha emanato da qualche settimana la raccomandazione V.90 che definisce il nuovo protocollo di comunicazione per i modem operanti a 56.000 bps, basandosi sulle specifiche fornite in precedenza dai due stessi consorzi.
Nonostante l’ITIJ abbia lavorato per ben un anno a questo progetto, esso non è ancora giunto alla sua formalizzazione fìnale: infatti a settembre di quest’anno si dovrà riunire nuovamente con lo scopo di ratificarlo. Per fortuna però l’informatica non rimarrà ad aspettare e le aziende costruttrici potranno ora concentrare i loro sforzi per rendere rapidamente disponibili ai propri clienti i driver e i modem per il V.90. Rimangono confermate le due differenti velocità per il download e l’upload: nel ricevimento dati il modem è in grado di operare a 56.000 bps, mentre nelle trasmissioni lavorerà a non più di 33.600 bps. Il motivo tecnico di questa differenza si spiega nel fatto che i modem sono utilizzati soprattutto per connettersi a Internet e in tale occasione la quantità di informazioni che il computer riceve dalla rete è estremamente più consistente rispetto a quelle che trasmette: basta pensare che quando si fa un click su un link, il browser invia al relativo sito un brevissimo messaggio contenente il nome della pagina desiderata e dove inviarla, mentre tale pagina può contenere parti grafiche, suoni, animazioni, eccetera.
La compatibilità fra X2 e K56Flex non sembra rientrare fra le attenzioni dell’ITU, perciò i vari costruttori che desiderassero salvaguardare i precedenti acquisti dei propri clienti si trovano nella situazione di dover costruire modem in grado di supportare sia il V.90 che il proprio standard (X2 oppure K56Flex) il quale dovrebbe cadere in disuso in breve tempo: ad esempio la società 3Com che oggi possiede il marchio Us Robotics si è già mos sa annunciando un modem in grado di operare col protocollo V.90 ma che supporta anche l’X2. Inoltre da un po’ di tempo a questa parte vari costruttori hanno cominciato ad annunciare l’arrivo di modem upgradabili via software al fine di migliorarne le prestazioni.
Comunque, per il mercato, la conseguenza più diretta della raccomandazione dell’ITU dovrebbe essere un aumento nelle vendite dei modem 56K V.90 in quanto si è finalmente fatta chiarezza. Ma chi desidera acquistare un modem 56K per navigare su Internet farà senz’altro meglio a contattare il proprio Provider per informarsi sul tipo di modem di cui dispone e i relativi standard: potrebbe infatti accadere che disponga di un modem a 56K in standard K56Flex e quindi un nuovissimo modem compatibile V.90 e X2 non funzionerebbe correttamente a 56.000 bps.
La raccomandazione che si può fare, in questo momento, è quella di attendere ancora prima di acquistare un modem a 56.000 bps, in attesa di avere maggiori elementi di valutazione. L’unica, importante eccezione a questa raccomandazione è quella di rivolgersi a produttori che consentono, appunto, l’aggiornamento dei modem attraverso il software (tipicamente Us Robotics, Motorola, Zyxel, ecc). In questo modo il nostro acquisto sarebbe sempre salvaguardato nel tempo.
Chi desiderasse avere maggiori ragguagli sul lavoro svolto dall’ITU e sui nuovi parametri di funzionamento dei modem ad alta velocità, può visitare il suo sito all’indirizzo www.itu.ch e, in particolare, può usare la parola chiave "56K" utilizzando il motore di ricerca che troverà nella home page. Altre informazioni sono disponibili ai siti delle case costruttrici dei modem.

Tratto da:
Paolo Guccini
Computer Valley
(allegato del quotidiano La Repubblica)
19 marzo 1998

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